L’uomo dei dadi

5 settembre 2016 Recensioni libri

L’uomo dei dadi – Luke Rhinehart

“…Il mio scopo è portare alla luce uno stato psichico nel quale il paziente incomincia a sperimentare con la sua vera natura uno stato di fluidità e trasformazione nel quale
non vi è più nulla di eternamente stabilito e ineluttabilmente pietrificato…”

Carl G. Jung

L’uomo dei dadi è la storia di uno psicanalista affermato che conduce una esistenza come tante, abitudinaria e priva di stravolgimenti, eventi inaspettati, una vita monotona contornata da una professione che non lo soddisfa più, una famiglia perfetta, una quotidianità sempre uguale, fino a che decide di lanciare i dadi.

Luke rimane da quel momento affascinato dalle possibilità esistenziali a cui può aderire e decide di affidare l’intera sua esistenza, le scelte, alla casualità del lancio dei dadi. Luke vive esperienze fino ad allora solo immaginate, sperimenta di essere qualsiasi persona la sua fantasia riesce a ipotizzare e ad assegnare alle facce dei dadi. Benché tale testo non sia un capolavoro e appaia lungo, e a volte esageratamente violento e di cattivo gusto, merita di essere preso in considerazione per l’idea di fondo: “noi possiamo essere tutto quello che possiamo immaginare”. Luke si deresponsabilizza dai propri comportamenti attribuendo ai dadi le varie possibilità ma Luke rimane comunque artefice delle proprie azioni poiché è proprio, e sempre lui, ad assegnare le varie opportunità. E allora la casualità è predeterminata e selezionata in un mondo infinito di possibilità. Non possiamo prescindere da noi, mai.

Quello che Luke non prevede è di disobbedire ai dadi, come se quel dado fosse qualcosa di più di se stesso, come se non potesse più liberarsi di lui. Ma il dado è pur sempre Luke, quei Luke che fino a quel momento non aveva avuto il coraggio di mettere in scena, quei personaggi che non aveva avuto la forza di personificare e che riesce a portare alla vita solo perché stregato dall’illusione che non sia lui a decidere. E’ di questa illusione che è necessario parlare: se siamo sempre artefici della nostra esistenza cosa possiamo aggiungere? Almeno la possibilità di immaginare, creare nuove opportunità, perché senza saperlo noi lanciamo già i dadi, attribuendo sempre alle 6 facce le stesse esperienze, senza mai disobbedire, in una perpetua e monotona tranquillizzante coazione a ripetere.